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Ci hanno fatto credere che l’amore, quello vero, si trova una volta sola, e in generale prima dei trent’anni. Non ci hanno detto che l’amore non è azionato in qualche maniera e nemmeno arriva ad un’ora precisa.
Ci hanno fatto credere che ognuno di noi è la metà di un’arancia, che la vita ha senso solo quando riusciamo a trovare l’altra metà. Non ci hanno detto che nasciamo interi, che mai nessuno nella nostra vita merita di portarsi sulle spalle la responsabilità di completare quello che ci manca: si cresce con noi stessi. Se siamo in buona compagnia, è semplicemente più gradevole.
Ci hanno fatto credere in una formula chiamata “due in uno”: due persone che pensano uguale, agiscono uguale, che solamente questo poteva funzionare. Non ci hanno detto che questo ha un nome: annullamento. Che solamente essere individui con propria personalità ci permette di avere un rapporto sano.
Ci hanno fatto credere che il matrimonio è d’obbligo e che i desideri fuori tempo devono essere repressi.
Ci hanno fatto credere che i belli e magri sono quelli più amati, che quelli che fanno poco sesso sono all’antica, e quelli che invece ne fanno troppo non sono affidabili, e che ci sarà sempre un scarpa vecchia per un piede storto! Solo non ci hanno detto che esistono molte più menti “storte” che piedi.
Ci hanno fatto credere che esiste un’unica formula per la felicità, la stessa per tutti, e quelli che cercano di svincolarsene sono condannati all’emarginazione. Non ci hanno detto che queste formule non funzionano, frustrano le persone, sono alienanti, e che ci sono altre alternative.
Ah, non ci hanno nemmeno detto che nessuno mai ci dirà tutto ciò.
Ognuno di noi lo scoprirà da sè. E così, quando sarai molto innamorato di te stesso, potrai essere altrettanto felice, e potrai amare qualcuno.
John Lennon (via seisolounsogno)
«L’anoressia si può battere, se ne deve parlare senza vergogna, genitori e figli». Carla S. ne è uscita fuori e racconta: «Passavo le giornate a chiedermi se avrei dovuto mangiare uno yogurt alla pera o un succo di frutta. Alla fine saltavo, non prendevo nessuno dei due. Poi mi dicevo, se posso saltare il pranzo, riesco a evitare anche la cena e poi la colazione. Questa battaglia con me stessa mi ha portato a pesare 29 chili e sono alta un metro e 75». Continua Carla: «Ho avuto paura di morire. Non mi vedevo magra anzi quando mi specchiavo c’era solo grasso. Mio padre si è ammalato e mi sono detta che io non potevo dargli questo dolore. La risalita è cominciata qui. I ragazzi devono capire che si fanno del male. I danni fisici li vedo oggi. A 34 anni ho l’osteoporosi, come una donna anziana».

Dall’articolo “Per fortuna c’erano i pinoli” su Corriere.it (via pollicinor)

Io ne sono guarita

(via 130672)

You may not be her first, her last, or her only. She loved before she may love again. But if she loves you now, what else matters? She’s not perfect - you aren’t either, and the two of you may never be perfect together but if she can make you laugh, cause you to think twice, and admit to being human and making mistakes, hold onto her and give her the most you can. She may not be thinking about you every second of the day, but she will give you a part of her that she knows you can break - her heart. So don’t hurt her, don’t change her, don’t analyze and don’t expect more than she can give. Smile when she makes you happy, let her know when she makes you mad, and miss her when she’s not there.
Bob Marley

Gira su Facebook da un po’ di tempo. Volevo condividerla con voi.

LETTERA DI UN ( ANZIANO) PADRE AL FIGLIO… :

Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi… abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere… ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare… ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso… dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto… non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio

"A quale parte del suo passato appartiene un uomo?"

[…]

"Noi donne abbiamo diritto di porci la stessa domanda?”

[…]

"Sì. Anche voi donne. Vi riconosco l’uguaglianza nel campo della memoria. Persino una maggiore capacità di falsificarla."

Dorotea Samuelson strinse i suoi occhi verdi.

"Soprattutto per falsificarla, no? Saint-Exupéry scrisse che apparteniamo al paese della nostra infanzia: è vero, ma non del tutto. Io non appartengo a quella bambina che sono stata, né alla memoria dei miei genitori, né a Rocco, il mio ex marito, quando vivevamo insieme, né ai militari quando mi tenevano desaparecida. Forse appartengo a un momento, un momento che ricordo solo a tratti, fugace. Fugace come l’ala di un angelo, come una foglia troppo leggera per le mie tempeste interiori. Orson Welles chiamò quel momento Rosebud in Quarto Potere. Oppure appartengo alla memoria di un ragazzo di cui mi innamorai pazzamente: si può essere innamorati pazzamente solo per ventiquattr’ore; stupidamente, per ventiquattro anni. Tutta una vita.

Da "La bella di Buenos Aires" di Manuel Vàzquez Montalbàn

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